Monselice celebra Nella Maria Berto: intitolata la sala pubblica alla cofondatrice della Fondazione OIC nel 70° anniversario
Nella giornata di sabato 4 aprile 2026, la Fondazione Opera Immacolata Concezione Onlus ha preso parte alla cerimonia di scoprimento delle targhe e di intitolazione di spazi pubblici promossa dal Comune di Monselice, dedicata a tre figure femminili di alto valore civile, sociale e culturale: Oriana Fallaci, Nadia Zubco e Nella Maria Berto.
In particolare, per la Fondazione OIC, il momento ha assunto un significato profondamente identitario con l’intitolazione della sala pubblica al secondo piano del Palazzo della Loggetta a Nella Maria Berto, una delle figure più significative nella nascita dell’Opera.
A rappresentare la Fondazione, il Direttore Generale Fabio Toso e la Direttrice della Civitas Vitae Nazareth Lorena Barison, in un momento capace di unire memoria, radici e visione futura.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione della toponomastica femminile promosso dall’Amministrazione comunale, con l’obiettivo di restituire visibilità al ruolo delle donne nella storia e nella vita delle comunità.
Un gesto simbolico che genera memoria
Alla cerimonia hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti istituzionali, associazioni del territorio e numerosi cittadini.
In apertura, l’Assessore alla Cultura Andrea Parolo ha sottolineato il valore educativo dell’intitolazione degli spazi pubblici: ogni nome inciso diventa un “seme” capace di generare curiosità, conoscenza e consapevolezza, soprattutto nelle nuove generazioni.
Il Consigliere regionale Giorgia Bedin ha ricordato il percorso avviato negli anni per incrementare la presenza femminile nella toponomastica, evidenziando come dare un nome a un luogo significhi costruire memoria collettiva e riconoscere il contributo delle donne nella società.
Dalla parola alla memoria
La cerimonia ha preso avvio con il ricordo di Oriana Fallaci, tratteggiata dal professor Davide Penello come figura complessa e potente: giornalista, scrittrice, testimone della storia e interprete della condizione umana, capace di raccontare guerra, vita e speranza con uno stile unico.
Il percorso è poi proseguito con l’intitolazione dei giardini di via 28 Aprile a Nadia Zubco, levatrice conosciuta come “la Russa”, figura riscoperta grazie a un intenso lavoro di ricerca partecipata guidato dalla dott.ssa Nadia Cario.
Un progetto che ha coinvolto l’Università del Tempo Libero e il gruppo Anteas, restituendo alla comunità la storia di una donna capace di unire competenza e umanità, diventando presenza fondamentale per intere generazioni di madri.
Nella Maria Berto: innovatrice di una risposta ancora attuale
L’ultima tappa della cerimonia ha riguardato l’intitolazione della sala pubblica a Nella Maria Berto.
Per la Fondazione OIC, questo momento rappresenta molto più di un riconoscimento: è un ritorno alle origini. Ricordare Nella Maria Berto oggi non significa solo rendere omaggio alla nostra cofondatrice. Significa riconoscere in lei una donna innovatrice, capace di leggere un bisogno sociale prima ancora che diventasse necessità diffusa.
Nel 1955, insieme a Don Antonio Varotto e il Professor Angelo Ferro, diede vita a una risposta concreta per donne anziane sole, introducendo un modello che superava il concetto tradizionale di assistenza per diventare luogo di relazione, dignità e vita.
«Nella Maria Berto – ha dichiarato il Direttore Generale Fabio Toso – è stata una donna capace di anticipare i tempi. Ha saputo leggere un bisogno invisibile e trasformarlo in una risposta concreta, dignitosa e profondamente umana. Questo è il cuore della nostra Fondazione: nascere per rispondere, ma soprattutto per innovare la cura.»
Quella intuizione ha rappresentato una vera rottura rispetto ai modelli dell’epoca, ponendo le basi di un approccio che ancora oggi guida la Fondazione:
una presa in carico che considera la persona nella sua totalità — fisica, emotiva, sociale.
Un’eredità che diventa visione
Come ricordato anche durante gli interventi istituzionali, tra cui quello del professor Roberto Valandro, Nella Maria Berto ha rappresentato un punto di riferimento costante per il territorio, distinguendosi per impegno, dedizione e capacità di costruire relazioni.
Ciò che ha contribuito a costruire, insieme a Don Antonio Varotto e al professor Angelo Ferro, non è solo un insieme di servizi, ma una visione che oggi si traduce in quello che la Fondazione definisce umanesimo della fragilità: un approccio in cui la persona non è mai un numero, ma storia, relazione e vita da custodire.
«La Fondazione OIC – prosegue Toso – nasce da un gesto di cura che possiamo definire rivoluzionario ancora oggi. Non si trattava solo di accogliere, ma di restituire dignità. E questa è la sfida che continuiamo a portare avanti: trasformare ogni bisogno in un progetto di vita.»
70 anni di storia che guardano al futuro
Nel settantesimo anniversario della Fondazione, questa intitolazione assume il valore di una restituzione ma anche di una responsabilità.
Quella prima risposta, nata da un bisogno concreto, è diventata nel tempo un modello di riferimento per il welfare territoriale: una rete integrata di servizi, relazioni e comunità capace di accompagnare migliaia di persone.
«Celebrare Nella Maria Berto oggi – sottolinea Fabio Toso – significa riconoscere che la vera innovazione è culturale. È la capacità di rimettere la persona al centro, costruendo comunità e non solo servizi. Questo è il modello OIC: una infrastruttura sociale che genera relazioni, coesione e futuro.»
Un modello che continua a evolversi, integrando innovazione, multidisciplinarietà e prossimità, restando fedele a un principio essenziale: la relazione prima della prestazione, la persona prima del servizio.
Una promessa che si rinnova
Intitolare uno spazio di aggregazione a Nella Maria Berto, nel suo territorio di origine, significa molto più che ricordare. Significa riconoscere che le grandi trasformazioni nascono da gesti semplici ma coraggiosi. Significa affermare che la cura può essere innovazione. Significa scegliere, ancora oggi, di rispondere ai bisogni delle persone con umanità, competenza e visione. Perché è da lì che tutto è iniziato. E da lì continua, ogni giorno, a crescere.



Articolo di: Eleonora Passarella