Oltre duemila anni di vita insieme: alla Civita Vitae Nazareth i centenari diventano memoria, gratitudine e futuro
Alla Civitas Vitae Nazareth il Secondo Raduno dei Centenari promosso dal Club Over 100 – Ricomincio da zero e da Fondazione OIC ETS. Ventitré protagonisti, quindici appartenenti alla comunità della Fondazione, per complessivi 2.337 anni di vita: una giornata che raccoglie l’eredità del Guinness World Record del 2024 e restituisce alla longevità il valore di patrimonio vivo tra generazioni.
PADOVA, 18 settembre 2026 – Ventitré persone. 2.337 anni di vita riuniti nello stesso luogo. Ventitré esistenze che attraversano oltre due secoli di storia, trasformazioni, affetti, lavoro, perdite, conquiste e ripartenze.
È questa l’istantanea consegnata dalla Festa dei Centenari, tenutasi negli spazi della Civitas Vitae Nazareth di Padova, promossa dal Club Over 100 – Ricomincio da zero e da Fondazione Opera Immacolata Concezione ETS, con il patrocinio del Comune di Padova.
Alla giornata hanno preso parte anche Margherita Colonnello, assessora al Sociale del Comune di Padova, Vincenzo Gottardo, consigliere della Provincia di Padova, e Fabio Casetto, presidente della Consulta 3B. È inoltre giunto il saluto del Presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani, impossibilitato a intervenire personalmente, che ha voluto far arrivare ai centenari, alle loro famiglie e a tutti i partecipanti un messaggio di vicinanza e riconoscenza.
Un nuovo appuntamento dopo la straordinaria esperienza del Guinness World Records conquistato il 4 maggio 2024, quando Fondazione OIC riuscì a riunire contemporaneamente 70 persone di cento anni e oltre, superando il precedente primato mondiale australiano di 45 partecipanti. Due anni dopo quella storia continua, nell’anno del 70° anniversario di Fondazione OIC, trasformando ancora una volta la longevità da dato anagrafico a patrimonio umano e sociale.
Dei 23 protagonisti riuniti alla Civitas Vitae Nazareth, 15 appartengono alla grande comunità di Fondazione OIC: donne e uomini accolti nei suoi Centri Servizi e nelle sue residenze, dentro percorsi che ogni giorno accompagnano la longevità attraverso cura, relazioni e partecipazione.
Un dato che restituisce concretamente il significato di un modello che non guarda soltanto ai bisogni della persona, ma continua a riconoscerne ruolo, storia, desideri, legami e possibilità di essere parte attiva della comunità. La longevità diventa così attiva, generativa, capace di creare coesione sociale e mettere in relazione le generazioni.
Ventitré nomi, ventitré storie
Dalla Civitas Vitae Nazareth hanno partecipato Alice Concolato, nata il 27 gennaio 1926; Elsa Nardo, 22 gennaio 1925; Elda Vanzetto, 25 febbraio 1925; Tersilla Pobli, 14 maggio 1926; Renata Saretta, 23 maggio 1924; Elena Cazzola, 23 maggio 1925; Maria Bochicchio, 7 luglio 1925; Ida Artuso, 27 agosto 1925; Luciana Granziero, nata il 21 ottobre 1926 e prossima a entrare ufficialmente nel Club Over 100; Rosalba Rizzo, 27 novembre 1922; e Tina Gambarotto, 26 dicembre 1924.
Da Santa Chiara sono arrivati Iolanda Guerri, classe 1923, e Giovanni Baldan, classe 1925; dal Giubileo Maria “Iole” Toppao, classe 1926; da Carmignano di Brenta Ada Pagliati, 100 anni. A loro si sono uniti, dal territorio, Romola Golfetto, 106 anni e decana della giornata, Leonia Carraro, nata il 5 settembre
1920, Velis Maria Longhin, nata il 9 maggio 1924, Cecilia Anselmi, Angelina Bortolami, Carolina Maghin, Mariella Bertorelle e suor Serafica, 102 anni.
Proprio a suor Serafica è stata consegnata una tessera particolarmente simbolica: la numero 500 del Club Over 100. A ciascuno dei protagonisti sono stati consegnati la tessera numerata, la spilla e il cuscino del Club, segni di appartenenza a una comunità che continua a crescere.
Una giornata costruita intorno alle loro voci
Il pomeriggio ha preso il via alle 15.30 con l’accoglienza dei centenari, delle famiglie, degli ospiti e della cittadinanza, per proseguire con i saluti istituzionali e con “La parola ai protagonisti”, il momento dedicato direttamente alle loro storie. Alle 17 il dolce, fornito dalla Pasticceria Estense, e il momento conclusivo di festa e condivisione.
Non un evento costruito semplicemente per i centenari, dunque, ma una giornata nella quale fossero proprio loro a diventare il centro della narrazione.
Perché dietro ogni data di nascita ci sono vite che raccontano un’Italia profondamente diversa da quella di oggi: famiglie numerosissime, il lavoro iniziato giovanissimi, lo studio che non era affatto scontato, la guerra entrata direttamente nelle case e innovazioni oggi quotidiane – dal frigorifero alla lavatrice, dal telefono alla televisione – che appartenevano ancora al futuro.
Eppure queste donne e questi uomini non hanno semplicemente assistito al cambiamento. Lo hanno attraversato.
Iolanda: quattro figli e una famiglia che continua a esserci
Tra le protagoniste Iolanda Guerri, classe 1923, madre di quattro figli e circondata oggi da nipoti e pronipoti.
«Il mio segreto è quello di stare qui e pensare ai figli, ai nipoti, un a tutto. Quattro figli e quattro generazioni tra nipoti e pronipoti, una grande famiglia che mi vuole tanto bene», ha raccontato.
La figlia più piccola ha restituito il ritratto di una donna appartenente a una generazione nella quale l’affetto si esprimeva soprattutto attraverso il fare: «Non era affettuosa nel modo in cui intendiamo oggi, ma non ci ha mai fatto mancare niente. Lavorava tantissimo e ci ha insegnato a lavorare, lavorare, lavorare. Come nonna, quando vede i nipoti ha il sorriso a 360 denti: i nipoti sono i nipoti».
Luciana Granziero: a cent’anni, la gioia di sentirsi ancora parte di una comunità
Tra i protagonisti anche Luciana Granziero, prossima al traguardo dei cento anni e già volto simbolico della Civitas Vitae Nazareth: era stata proprio lei, il 24 luglio scorso, a effettuare il taglio del nastro in occasione dell’inaugurazione della nuova area della struttura.
«Sono arrivata ai cento, mancano pochi giorni. Sono felice perché ho la testa che mi funziona, le gambe che mi portano, e questo vuol dire molto per una centenaria. Sono entusiasta di questo ambiente
perché mi sono trovata tanti amici, mi vogliono tutti bene e per una che ha cento anni avere la compagnia che ti accoglie è una cosa meravigliosa».
E agli altri centenari ha rivolto un augurio semplice: «Faccio un saluto a tutti i centenari, con il mio entusiasmo, che tutti vadano bene e possano vivere felici».
Romola, 106 anni: «Ho amato tanto ed è per questo che ora sono amata così tanto»
Con i suoi 106 anni, Romola Golfetto, nata a Battaglia Terme il 29 luglio 1920, è stata la decana del Secondo Raduno e, dopo essere stata tra i settanta protagonisti del Guinness World Record del 2024, è tornata ancora una volta a raccontare il proprio secolo di vita.
«Mangiare bene, essere persone serie e volersi bene in famiglia. Nella mia vita ho amato tanto ed è per questo che ora sono amata così tanto», ha raccontato Romola. E alla domanda sul suo carattere ha risposto: «Buono, perché ho fatto tutto per gli altri, per me poco niente». Il prossimo obiettivo? La risposta non ha richiesto esitazioni: «107!».
Durante la giornata Romola ha anche recitato la poesia composta da bambina per la sua Battaglia Terme, restituendo con straordinaria immediatezza il legame con il proprio paese.
A raccontare un altro pezzo della sua vita è stata la nipote Eleonora Passarella, Ufficio Stampa di Fondazione OIC, che ha ripercorso gli anni della guerra, le perdite, la ricostruzione e il matrimonio con Idelmino. E ha ricordato uno di quei piccoli episodi familiari capaci di restituire il carattere di Romola meglio di molte definizioni: conserva ancora le fotografie delle vecchie fidanzate del nonno e, quando oggi le guarda, fa loro scherzosamente le smorfie, rivendicando in dialetto: «Tanto me ga sposà mi». Una battuta che attraversa quasi un secolo e restituisce intatta la sua ironia.
Iole Toppao: il lavoro come passione fino a 97 anni
Maria “Iole” Toppao, nuova socia del Club Over 100, ha raccontato una vita segnata dal lavoro, dalla precisione e dalla curiosità.
«Ho fatto la sarta, modelli, stampi di tutti i tipi. Ho lavorato tanto in vita mia. Ho sempre fatto tutto volentieri, tanto in fabbrica, tanto in casa, tanto per tutti. L’ho sempre fatto però con amore e con passione».
Una passione rimasta intatta anche in età avanzatissima: «Anche a 97 anni mi hanno chiesto di realizzare dei modelli. Era una soddisfazione ma anche un impegno».
Poi i viaggi – Spagna, Venezuela, Francia – e il ricordo della grande famiglia: «Sono la seconda di dieci fratelli e adesso siamo rimasti in cinque». Alle nuove generazioni lascia tre indicazioni: «Che siano onesti, che lavorino e che ascoltino i genitori».
Ada Pagliati, quattro generazioni e quel 7 + 11 che diventa 18
C’è poi Ada Pagliati, entrata nel Club Over 100 nel gennaio 2026 e arrivata alla festa circondata dalle figlie, dalla nipote e dalla pronipote, che porta proprio il suo nome.
«Ho passato una bella giornata, proprio bella. Sono contenta», ha detto.
A parlare di lei sono state anche le persone che più la conoscono: «È stata una brava mamma, veramente brava, ottima. Vede che siamo ancora qua insieme».
E poi una curiosità familiare che sembra quasi cucire insieme le generazioni attraverso il calendario: Ada è legata al 7 gennaio, Silvia all’11 gennaio e la piccola Ada al 18 gennaio: 7 più 11 fa proprio 18. Una coincidenza diventata nella famiglia un piccolo simbolo della continuità tra generazioni.
Suor Serafica: la tessera numero 500
A suor Serafica, 102 anni, è toccato un altro piccolo record: la tessera numero 500 del Club Over 100.
«La festa che abbiamo fatto è stata bellissima», ha raccontato. E alla domanda su uno dei momenti più belli della propria vita non ha avuto dubbi: «Quando sono diventata suora. Forse sono la più anziana tra le mie consorelle».
Il professor Baldan e gli studenti della Marconi che tornano a lezione “di vita”
Giovanni Baldan, nato nel 1925, chiamato alle armi ancora giovanissimo, poi laureato in Ingegneria e docente all’Istituto Marconi di Padova, ha attraversato il secolo lasciando un segno anche nella formazione di intere generazioni di studenti.
«Cento anni, presto 101, il 30 dicembre. Mi verranno a trovare i miei allievi», ha raccontato.
Gli ex studenti, dopo aver letto sulla stampa e sul sito della Fondazione del suo ingresso nel Club Over 100, hanno infatti manifestato il desiderio di rivederlo: «Abbiamo letto che ha compiuto cento anni, non sapevamo che fosse ancora vivo e quindi lo veniamo a trovare. Vogliamo stare con lui perché per noi è stato una persona importante nella nostra formazione».
Ed è forse proprio questa una delle immagini più efficaci del significato della giornata: allievi ormai adulti che, a distanza di decenni, tornano dal proprio professore.
Altre vite, altre storie da custodire
Accanto alle voci raccolte durante la festa, il lavoro di ricostruzione delle biografie ha permesso di far emergere altri frammenti preziosi.
Elena Cazzola è cresciuta in una famiglia numerosa nella campagna di Limena, dove si produceva quasi tutto in casa; ha coltivato per una vita l’orto e i fiori, lavorato a maglia e preparato la pasta fatta in casa, mantenendo fortissimi i legami familiari.
Maria Bochicchio ha dedicato 42 anni all’insegnamento nella scuola elementare: onestà, capacità di adattamento, caparbietà, socievolezza e ottimismo sono le parole utilizzate per raccontarne il carattere e il suo profondo attaccamento alla vita.
Ida Artuso ha lavorato dal 1944 al 1988 all’Ospedale Civile di Padova nell’ambito della farmacia, per poi dedicare undici anni al volontariato AVO. Anche una volta entrata alla Civitas Vitae Nazareth ha continuato spontaneamente a stare accanto agli ospiti più bisognosi di sostegno.
Tina Gambarotto, dal carattere dolce ma determinato, dopo la pensione ha viaggiato alla scoperta di molti Paesi. Grande lettrice e appassionata di cruciverba, ha continuato a conservare lucidità e curiosità anche quando la perdita della vista l’ha costretta ad abbandonare quelle passioni.
La longevità come risorsa: le voci della Fondazione
«Qua siamo tutti molto motivati a raggiungere questi traguardi. Ormai è una tradizione festeggiare i nostri centenari ogni anno: sono quindici anni che lo facciamo – ha sottolineato Andrea Cavagnis, presidente di Fondazione OIC ETS –. Per noi è un segnale che vogliamo dare al territorio: si può arrivare a questa età e si può arrivare anche in ottima forma, come dimostrano i nostri supercentenari. La longevità è una risorsa, qualcosa che può spingerci a toccare traguardi che magari non avremmo mai immaginato».
Per il direttore generale Fabio Toso, il significato del raduno va oltre la celebrazione anagrafica: «Dopo il mega raduno di due anni fa, quando abbiamo ottenuto il Guinness World Record, anche quest’anno abbiamo voluto fare qualcosa di eccezionale con questo Club: un raduno di 23 centenari provenienti sia dalle residenze della Fondazione sia dal territorio».
«Festeggiare le persone che hanno cento anni vuol dire festeggiare la storia del quartiere e dargli anche un’identità. Raccogliere la testimonianza di chi ha la storia più lunga è un po’ come raccogliere e rendere protagonisti tutti quelli che l’hanno vissuta, la stanno vivendo e la porteranno avanti».
E ancora: «La Civitas Vitae Nazareth oggi, con il Quartiere 3, ha dimostrato quanto il legame tra il Centro Servizi e il territorio sia una contaminazione continua, che mostra quanto Fondazione OIC e territorio siano uniti con un obiettivo comune».
Una residenza aperta, una festa di piazza
È un rapporto con il territorio che, come ricorda Lorena Barison, direttrice della Civitas Vitae Nazareth, appartiene alla storia stessa della struttura.
«La Civitas Vitae Nazareth è una delle residenze più storiche della Fondazione ed è sempre esistita una grande relazione tra la residenza e il territorio: un’unione, una condivisione, uno scambio, dentro e fuori. Non è mai stata pensata come una residenza chiusa, ma aperta al territorio».
E proprio la Festa dei Centenari ne diventa espressione: «Il bello è averla pensata come una festa di piazza, proprio all’esterno della residenza, dove chi passa può fermarsi e ascoltare delle storie bellissime dei nostri centenari, ma anche dei centenari del quartiere e delle altre residenze».
2.337 anni e un’undicesima regola: fare festa insieme
A sintetizzare con un numero la straordinarietà dell’incontro è stato Davide Ceron, Coordinatore di equipe socio educative per la coesione sociale di Fondazione OIC: «Oggi la somma degli anni dei centenari presenti è 2.337, perché abbiamo una buona parte di ultracentenari: è davvero un totale incredibile».
E al Decalogo dei Centenari aggiunge una nuova regola: «Aggiungiamo subito un’undicesima regola: fare festa insieme. Perché se facciamo festa insieme sicuramente arriviamo a cento anni. Ci sono regole che sono scientificamente riconosciute, però noi ci aggiungiamo la festa, che è la cosa più importante».
Le istituzioni: il presente dei centenari vale quanto la loro memoria
Per Vincenzo Gottardo, il rapporto costruito a partire dal Guinness del 2024 è diventato anche personale: «Una parte del mio cuore è qua. Da quando abbiamo festeggiato il record ci tengo a essere invitato ogni anno, perché qui si hanno lezioni di vita, lezioni di gratitudine, si vivono i sentimenti veri negli occhi di questi ospiti».
Gottardo ha ricordato anche un breve scambio avuto proprio con Romola: «Le ho detto che oggi era un giorno di festa e lei mi ha risposto che è circondata da persone che le vogliono bene. Perché? “Perché io nella mia vita ho seminato tanto bene e oggi raccolgo il bene che ho seminato”».
«Stare con loro anche un solo minuto ci infonde quella forza e quell’entusiasmo nel guardare alla vita che serve anche a noi».
Margherita Colonnello ha invece richiamato un elemento centrale: non fermarsi al ruolo dei centenari come memoria del passato.
«Spesso si dice che le persone così anziane hanno una memoria da portarci, ma io penso che sia molto importante anche il loro presente, perché anche nel presente danno una testimonianza di come nella vita si possa resistere, si possa sempre cambiare in meglio e si possa arrivare a un’età così veneranda accompagnati dai propri cari».
Anche Fabio Casetto, presidente della Consulta 3B, ha posto l’accento sulle storie: «In questa giornata, più che contare gli anni, contiamo la vita che c’è alle spalle di queste persone. Sono storie meravigliose da tramandare al territorio, perché questi centenari e le loro famiglie sono la nostra memoria storica, le tradizioni, la cultura che portiamo avanti».
«Per il territorio ciò che rappresenta OIC Civitas è qualcosa di straordinario, perché va oltre il servizio: è qualcosa di comune per il territorio».
Alla giornata è arrivato anche il messaggio del Presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani, che ha rivolto il proprio saluto ai centenari e alle loro famiglie, definendo l’iniziativa un’occasione preziosa per parlare di longevità e richiamando il ruolo dei nonni come radici della comunità, custodi di esperienze, impegno
e solidarietà. Nel messaggio ha inoltre sottolineato il legame tra qualità della vita, invecchiamento attivo e una rete significativa di relazioni.
Scovare le storie, custodirle e riconsegnarle alla comunità
Proprio per questo, in occasione del Raduno sono state raccolte e ricostruite le biografie dei centenari.
Perché un nome e una data di nascita non bastano.
Per chi è nato decenni dopo, il Novecento è storia. Per loro è memoria. Sono nomi, volti, odori, fotografie, persone amate e perdute. Sono esperienze vissute in prima persona.
Custodire queste testimonianze significa impedire che vadano disperse, ma soprattutto permettere che continuino a essere generative.
Il Decalogo: dieci insegnamenti, più uno
Questa filosofia trova una sintesi nel Decalogo dei Centenari del Club Over 100, nato dall’esperienza e dalle testimonianze dei protagonisti dello storico raduno del 2024: attività fisica, alimentazione equilibrata, curiosità, studio e lettura, famiglia, lavoro, fede, serenità, sincerità, umiltà e perdono, tempo libero e viaggi, buon umore.
Non una formula scientifica per vivere cent’anni, ma piccoli grandi insegnamenti ricavati da vite che hanno continuato a coltivare interessi, relazioni e desiderio di esserci.
E da questa giornata arriva ora anche l’undicesimo: fare festa insieme.
Guardare al passato con meraviglia, non con nostalgia
Alla fine di questa giornata resta una certezza: la longevità è un patrimonio vivo.
Ed è forse proprio questo che dovremmo imparare dai centenari: la meraviglia per tutto ciò che il tempo ha trasformato. Guardare al passato con lo stupore di chi scopre un mondo lontano e, nello stesso momento, riconosce lì le proprie radici.
Con meraviglia, non con nostalgia.
Con gratitudine, non con rimpianto.
Perché comprendere ciò che è stato significa anche riconoscere il valore di ciò che oggi abbiamo.
Prima delle nostre possibilità ci sono state le rinunce di qualcun altro.
Prima delle nostre libertà, le battaglie di qualcuno.
Prima delle nostre case, qualcuno ha messo un mattone sopra l’altro.
Prima dei nostri studi, qualcuno ha lavorato anche di notte perché un figlio potesse avere un’opportunità in più.
Le storie dei centenari possono allora cambiare anche gli occhi di chi le ascolta. Possono insegnare a dare meno per scontato ciò che possediamo, a riconoscere il valore delle opportunità ricevute e forse anche a diventare più sensibili alle fragilità degli altri.
Perché nulla comincia davvero con noi.
C’è un’immagine capace di raccontare tutto questo: l’ulivo dei centenari.
Longevo.
Profondamente radicato nella terra.
Segnato dal tempo eppure ancora capace di generare nuova vita.
Perché le radici non servono a trattenerci nel passato: trasformano ciò che è stato in linfa per ciò che verrà.
È ciò che fanno i centenari.
Custodiscono. Raccontano. E poi consegnano a chi viene dopo un pezzo della propria vita, perché non vada perduto.
Ed è ciò che Fondazione OIC sceglie di fare: cercare quelle storie, custodirle, raccontarle e restituirle alla comunità perché continuino a essere generative.
Perché la vita non finisce nel consumarsi del tempo.
Continua negli occhi di chi l’accoglie.
Nei gesti di chi viene dopo.
Nella gratitudine di chi ne ha compreso il valore.
Nel futuro che siamo ancora chiamati a costruire.
Radici che diventano linfa.
Memoria che diventa gratitudine.
Cura che diventa appartenenza.
Un abbraccio tra generazioni che attraversa il tempo e continua a generare futuro.
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TV7: https://www.gruppotv7.com/notizie/padova/20-centenari-in-festa-alla-civitas-vitae-nazareth-21245
TELENORDEST: https://youtu.be/LnKdWbzXUzo?si=o5g1zA9JsyBrOI9i









Articolo di: Eleonora Passarella
