Professioni del sociosanitario, RSA e nuovi bisogni di cura: alla Civitas Vitae Angelo Ferro il confronto promosso da UNEBA Veneto
PADOVA – «Le RSA post Covid sono completamente diverse da quelle pre Covid. È cambiata la società, sono cambiati i servizi, è giusto che cambino anche le professioni sanitarie».
Con queste parole Francesco Facci, presidente di UNEBA Veneto, ha aperto venerdì 25 settembre il convegno “Le professioni del sociosanitario incontrano la politica”, organizzato da UNEBA Veneto e ospitato alla Civitas Vitae Angelo Ferro di Padova.
Una scelta di sede che lega il confronto sulle trasformazioni del sociosanitario a un luogo nel quale i temi dell’assistenza, della fragilità, della longevità e dell’evoluzione dei modelli di welfare vengono affrontati quotidianamente.
Nell’anno del 70° anniversario di Fondazione OIC, la Civitas Vitae si conferma uno spazio di dialogo tra chi opera nei servizi, istituzioni e professionisti chiamati a costruire le risposte ai nuovi bisogni della popolazione.
Al centro della giornata due questioni destinate a incidere direttamente sull’organizzazione dei servizi: la carenza di operatori sociosanitari e l’ingresso della nuova figura dell’assistente infermiere, insieme alle ricadute sulla formazione, sulle responsabilità professionali, sulla qualità dell’assistenza e sui futuri assetti organizzativi.
Oss formati all’estero: atteso il via libero alle nuove regole
Uno dei temi principali è stato quello della carenza di OSS. La deputata Silvana Comaroli, intervenuta al convegno, ha illustrato il percorso relativo al riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero.
«Il riconoscimento dei titoli ottenuti all’estero, che in precedenza richiedeva anche due o tre anni, ora lo fa la struttura sulla base di Linee guida – ha spiegato Comaroli –. La Conferenza Stato-Regioni ha inoltrato la proposta di Linee guida al Ministero della Salute: serve il suo via libera, per avere poi l’approvazione con un Dpcm. Sto continuando a sollecitare il Ministero».
UNEBA è già impegnata nell’inserimento di personale formato all’estero attraverso il Progetto Zefiro, che ha portato nelle strutture associate del Veneto 40 OSS, 20 provenienti dal Perù e 20 dallo Sri Lanka. È inoltre partita una seconda fase del progetto, alla quale hanno chiesto di aderire anche strutture di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
Lavoro, ma anche casa per chi arriva dall’estero.
Sul tema dell’accoglienza del personale internazionale è intervenuta Paola Roma, assessore regionale al Sociale.
«Il personale che arriva dall’estero deve avere alloggio», ha sottolineato Roma, richiamando gli interventi regionali dedicati al tema dell’abitare e il piano Generazione Casa.
Un elemento che evidenzia come la risposta alla carenza di professionisti non possa esaurirsi nel reclutamento, ma richieda un sistema capace di accompagnare realmente l’inserimento delle persone nei territori e nelle comunità.
Lanzarin: “Valutare l’accesso diretto al lavoro come OSS dopo il diploma”
La presidente della V Commissione Politiche sociosanitarie del Consiglio regionale del Veneto, Manuela Lanzarin, ha proposto di intervenire anche sul percorso dei diplomati dell’indirizzo Servizi Sociali.
«Oggi, per normativa nazionale, chi ottiene il diploma con indirizzo Servizi Sociali deve fare un ulteriore corso per lavorare come OSS. In un momento di emergenza come questo, potremmo provare a superare questo vincolo e permettere ai diplomati di esercitare e lavorare da OSS fin da subito, magari con supervisione».
Assistente infermiere: formazione, responsabilità e inserimento nelle strutture
Ampio spazio è stato dedicato anche alla figura dell’assistente infermiere, nuovo possibile sviluppo professionale per gli OSS attraverso un ulteriore percorso formativo.
Gli aspetti relativi all’inserimento degli assistenti infermieri nelle strutture, alla formazione e alla copertura assicurativa sono stati affrontati da Luigi Pais Dei Mori di FNOPI, Annalisa Pennini di Zucchetti Health Care, Alessandra Orzella e Vincenzo Murolo di Howden.
Un confronto che tocca direttamente l’organizzazione quotidiana dei servizi e il necessario equilibrio tra valorizzazione delle nuove professionalità, chiarezza delle responsabilità e tutela della qualità della cura.
Massi: un piano straordinario per i centri diurni
Dal tema delle professioni, il confronto si è allargato all’organizzazione complessiva della rete dei servizi.
Il presidente nazionale UNEBA Franco Massi ha annunciato l’intenzione di promuovere una campagna per chiedere un piano straordinario dedicato ai centri diurni, considerati un elemento intermedio fondamentale tra assistenza domiciliare e RSA.
«Sono strutture intermedie tra domicilio e RSA e rispetto alle RSA costano meno alle famiglie, all’ente e al sistema sanitario. Speriamo di avere anche qualche finanziamento sul tema nella prossima Legge di Bilancio», ha dichiarato Massi.
Fondazione OIC: portare fuori dalle RSA le competenze costruite nella cura
Ed è proprio sul rapporto tra struttura e territorio che si è concentrato l’intervento di Fabio Toso, Presidente Uneba Provinciale di Padova e Direttore Generale di Fondazione Opera Immacolata Concezione ETS.
Un passaggio particolarmente significativo proprio nel contesto della Civitas Vitae Angelo Ferro, dove Fondazione OIC ha sviluppato negli anni un modello che affianca alla residenzialità servizi sanitari, sociosanitari, sociali, attività rivolte alle famiglie e occasioni di relazione con il territorio.
«In Veneto ci sono 260.000 non autosufficienti e di questi circa 35.000 accolti nelle residenze. La grande maggioranza, quindi, vive al domicilio. Noi residenze per anziani abbiamo la professionalità nell’assistenza agli anziani: vogliamo metterla a disposizione di chi è fuori, dei caregiver e delle famiglie. Per sentirci una comunità».
È uno dei nodi che hanno attraversato l’intera giornata: di fronte a bisogni sempre più complessi, il futuro del sociosanitario non riguarda soltanto il numero di professionisti disponibili, ma anche come competenze, servizi e luoghi della cura riescano a dialogare con il domicilio, le famiglie e la comunità.
In questa prospettiva, ospitare il confronto al Civitas Vitae assume un significato che va oltre la disponibilità di una sede: colloca la discussione sulle nuove professioni all’interno di un ambiente nel quale residenzialità, servizi alla persona, prevenzione, accompagnamento delle fragilità e coesione sociale sono chiamati a integrarsi.
Un tema che accompagna anche il percorso dei 70 anni di Fondazione OIC: continuare a interrogarsi su come debba evolvere la cura significa infatti guardare non soltanto alle strutture, ma alle persone che vi lavorano, alle famiglie e alle comunità nelle quali i servizi sono inseriti.




Articolo di: Eleonora Passarella
