Changing Business. Quando la tecnologia diventa cura, organizzazione e comunità
La Fondazione Opera Immacolata Concezione è stata protagonista di una nuova puntata del podcast Changing Business di Zucchetti, lo spazio di racconto dedicato alle organizzazioni che stanno cambiando il modo di lavorare grazie al digitale.
A guidare l’episodio è il dialogo tra Filippo Poletti, giornalista e comunicatore – che ama definirsi “curioso di capire come si costruisce il futuro, un processo alla volta” – e il Direttore Generale della Fondazione OIC, Fabio Toso.
Il confronto affronta un tema centrale e attualissimo: innovazione e sicurezza nella cura della persona, un ambito in cui tecnologia, organizzazione e umanità non sono in contrapposizione, ma profondamente interconnesse.
Un modello che nasce come luogo di vita…
Fondata a Padova oltre 70 anni fa, la Fondazione OIC rappresenta oggi un punto di riferimento nel panorama socio-sanitario italiano. Un modello unico di convivenza intergenerazionale, che accompagna le persone lungo tutto l’arco della vita: dal nido alla terza età, fino a oltre i 100 anni. “La Fondazione non nasce per costruire case di riposo, ma luoghi di vita” – dichiara il Direttore Generale Fabio Toso. La visione è chiara: non enfatizzare il bisogno, ma valorizzare le potenzialità residue, mantenendo le persone in relazione con il territorio e con la comunità. La Fondazione OIC opera tra Veneto e Friuli Venezia Giulia e conta 12 centri servizi integrati, oltre 2.400 ospiti e più di 1.700 collaboratori, in un sistema che comprende riabilitazione, stati vegetativi, disturbi neurocognitivi, co-housing, sanità territoriale, servizi educativi e attività per persone con disabilità.
Un ecosistema complesso che richiede integrazione…
Amministrazione, gestione del personale, turni H24, manutenzioni, sicurezza, formazione, cartelle informatizzate: la complessità organizzativa è elevata. Ed è qui che la tecnologia diventa una leva strategica. “Avevamo bisogno di strumenti integrati, non di persone costrette a integrare strumenti” – prosegue Fabio Toso. La scelta di una suite tecnologica integrata ha consentito alla Fondazione di inserire le informazioni una sola volta e renderle disponibili a tutto il sistema, migliorando l’efficienza e riducendo il carico operativo sulle persone. Un approccio che potenzia la professionalità dei collaboratori e crea un linguaggio organizzativo comune, rendendo la formazione più semplice, omogenea e condivisa.
Tempo, turni e qualità del lavoro…
Nel dialogo emerge con forza il tema del tempo: non solo informazioni veloci, ma azioni veloci, in termini di efficacia ed efficienza. La gestione dei turni H24, delle presenze e delle buste paga avviene internamente, per garantire risposte tempestive e un supporto concreto al personale. “La tecnologia deve far risparmiare tempo alle persone, non sottrarglielo.” Anche il rapporto con il sistema pubblico ne beneficia: controlli, verifiche e checklist trovano riscontro in un’organizzazione solida, strutturata e trasparente.
Recruiting internazionale e formazione continua…
Un altro focus centrale riguarda il reclutamento internazionale. In Fondazione OIC lavorano professionisti di oltre 50 nazionalità diverse, una necessità legata alla carenza globale di personale nel settore della cura. La tecnologia supporta l’intero percorso: dall’inserimento del curriculum alla formazione linguistica e professionale, dalle visite mediche alla turnistica, fino all’integrazione nella comunità di lavoro. “Non basta arrivare come professionisti – chiarisce Fabio Toso – deve arrivare una comunità che accoglie.” La formazione diventa così diffusa, digitale e continua, con contenuti condivisi tra tutte le residenze e collaboratori che diventano a loro volta formatori.
Sicurezza come cultura condivisa…
La sicurezza è un valore trasversale, che riguarda sia gli ospiti sia gli operatori. La Fondazione adotta un modello di presa in carico integrata, in cui anche il personale ha una “cartella” che ne accompagna l’evoluzione nel tempo. “Ci prendiamo cura dei collaboratori esattamente come ci prendiamo cura degli ospiti” – sottolinea Toso. In questo contesto si inserisce il premio “zero infortuni”, nato dall’osservazione che attenzione e qualità del lavoro riducono gli incidenti. Un’iniziativa che ha contribuito a diffondere una vera cultura della sicurezza, vissuta anche in modo informale e comunitario.
Il futuro: piattaforme di servizi territoriali
Guardando avanti, Fabio Toso immagina le strutture della Fondazione come piattaforme di servizi territoriali, punti di riferimento per famiglie, assistenti familiari e comunità locali. “Accogliere non basta più: oggi bisogna includere.” La tecnologia, ancora una volta, è lo strumento che rende possibile questa evoluzione, senza mai perdere di vista il cuore del modello. “La persona è il punto di partenza e il punto di arrivo di ogni innovazione.”
Guarda il video: https://youtu.be/73AFFldZcZc?si=8wsitIXK-budrmk1
Articolo di: Eleonora Passarella