Giornata mondiale contro gli abusi sugli anziani: Fabio Toso, Direttore Generale della Fondazione Opera Immacolata Concezione e coordinatore della Commissione Anziani di Uneba Nazionale, “Il primo abuso è la solitudine”
In occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza degli abusi sugli anziani, che si celebra oggi, 15 giugno, arriva un richiamo forte sull’importanza di contrastare non solo le forme più evidenti di violenza e maltrattamento, ma anche quella più silenziosa e diffusa: la solitudine.
A sottolinearlo è Fabio Toso, Direttore Generale della Fondazione Opera Immacolata Concezione e coordinatore della Commissione Anziani di Uneba Nazionale, l’associazione che rappresenta centinaia di enti e servizi non profit di ispirazione cristiana impegnati nell’assistenza e nella cura delle persone fragili.
«La peggiore violenza che una società può commettere verso i suoi anziani è trascurarli, ignorarli, lasciarli soli. È questo il primo abuso da eliminare», afferma Toso.
Un messaggio che richiama l’attenzione su una delle sfide più rilevanti del nostro tempo: l’invecchiamento della popolazione e il rischio crescente di isolamento sociale per molte persone anziane, soprattutto quelle più fragili o non autosufficienti.
«Noi enti Uneba siamo dalla parte degli anziani. Da decenni, e in alcuni casi da secoli, ci prendiamo cura delle persone più fragili attraverso servizi residenziali, centri diurni, assistenza domiciliare, attività ambulatoriali e iniziative dedicate all’invecchiamento attivo. Il nostro lavoro quotidiano non è solo assistenza, ma costruzione di coesione sociale e comunità», prosegue Toso.
La Giornata internazionale promossa dalle Nazioni Unite invita quest’anno a rafforzare i sistemi di prevenzione contro gli abusi sugli anziani, un impegno che realtà come la Fondazione OIC portano avanti ogni giorno attraverso modelli di presa in carico che mettono al centro la persona, le relazioni e il legame con il territorio.
«Costruire forti sistemi di prevenzione significa garantire cura, presenza e vicinanza. Questo è particolarmente importante per le persone non autosufficienti o che convivono con forme di decadimento cognitivo. Le residenze, i centri diurni e l’assistenza domiciliare rappresentano strumenti fondamentali per assicurare il supporto necessario alle persone e alle loro famiglie, contrastando quella che resta la malattia più grave e l’abuso più doloroso: la solitudine e l’abbandono», conclude Toso.
La ricorrenza del 15 giugno è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011 come Giornata Mondiale per la consapevolezza degli abusi sugli anziani (World Elder Abuse Awareness Day), con l’obiettivo di richiamare l’attenzione su un fenomeno tanto grave quanto spesso invisibile.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’abuso sugli anziani come «ogni atto, singolo o ripetuto, oppure la mancata adozione di un’azione appropriata, che si verifica all’interno di una relazione caratterizzata da un’aspettativa di fiducia e che provoca danno o sofferenza alla persona anziana». Una definizione che comprende non solo i maltrattamenti fisici, ma anche l’abuso psicologico, economico, la trascuratezza, la limitazione della libertà personale e tutte quelle situazioni che compromettono la dignità e il benessere della persona.
Secondo le stime dell’OMS, circa una persona su sei tra gli ultrasessantenni nel mondo subisce una qualche forma di abuso. Un dato che evidenzia come il fenomeno sia molto più diffuso di quanto si possa immaginare e che spesso si consumi nel silenzio, soprattutto nei contesti di maggiore fragilità e isolamento sociale.
In Italia il tema assume una rilevanza ancora più significativa. Il nostro Paese è infatti tra i più longevi al mondo e gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione. Una percentuale destinata a crescere nei prossimi decenni e che richiama istituzioni, enti del Terzo Settore, comunità e cittadini alla responsabilità di costruire contesti sempre più inclusivi e capaci di garantire qualità della vita, sicurezza e partecipazione.
Gli anziani non sono soltanto destinatari di servizi assistenziali. Sono memoria, esperienza, relazioni e patrimonio umano delle nostre comunità. Contrastare gli abusi significa quindi non solo proteggere le persone più fragili, ma riconoscerne il valore e il ruolo all’interno della società.
Per questo la risposta non può limitarsi all’assistenza. Diventa fondamentale sostenere le famiglie, formare gli assistenti familiari, rafforzare i servizi territoriali e sviluppare reti di collaborazione tra istituzioni, enti del Terzo Settore, volontariato e comunità locali, capaci di intercettare situazioni di fragilità, povertà relazionale e isolamento.
Da settant’anni la Fondazione Opera Immacolata Concezione interpreta questa missione attraverso una cultura della cura che mette al centro la persona, le relazioni e il senso di appartenenza alla comunità. Una visione che si traduce ogni giorno in accoglienza, presa in carico, innovazione sociale e costruzione di legami capaci di contrastare l’emarginazione e la solitudine.
La Fondazione OIC promuove infatti un modello di cura che va oltre la risposta ai bisogni assistenziali e sanitari, favorendo occasioni di incontro, inclusione, partecipazione e dialogo tra generazioni. Perché contrastare la solitudine significa costruire comunità più forti, capaci di riconoscere e valorizzare ogni persona indipendentemente dall’età e dalle fragilità.
Come ricordava Papa Francesco, siamo chiamati a promuovere una vera e propria «cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro». Un invito che oggi appare più attuale che mai.
In una società che invecchia sempre più rapidamente, la sfida non è soltanto garantire servizi adeguati, ma continuare a costruire luoghi e relazioni che permettano a ogni persona di sentirsi vista, ascoltata e parte di una comunità.
Perché il contrario della solitudine non è semplicemente la compagnia. È sapere che qualcuno si accorge della tua esistenza. E perché, come ricorda Fabio Toso, prendersi cura significa anche non lasciare mai nessuno da solo.
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Articolo di: Eleonora Passarella
